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I giudici amministrativi non hanno accolto la richiesta di sospensiva per l’anticipo della stagione venatoria Dunque da oggi al 16 settembre, il giovedì e la domenica, si potrà sparare a merlo, tortora, cornacchia grigia e nera
Avanti, si spari. La preapertura della stagione venatoria è salva: da stamattina al 16 settembre prossimo, dunque, il giovedì e la domenica fino alle 13, dagli appostamenti fissi o temporanei le doppiette bresciane potranno puntare a tortore, merli, cornacchie grige e nere. Con una limitazione ulteriore: potranno abbattere al massimo cinque esemplari di tortora e merlo al giorno.
Il sospiro di sollievo per i cacciatori bresciani è autorizzato dal Tar. Perché ieri il giudice delegato Stefano Tenca ha firmato il decreto con il quale ha rigettato la domanda di sospensiva presentata dalla Lac (la Lega per l'abolizione della caccia) rispetto alla delibera n. 278 della Giunta provinciale, di approvazione del calendario venatorio provinciale integrativo, nella parte in cui prevedeva appunto la preapertura relativamente alle quattro specie citate e con i «paletti» temporali suddetti.
Giornale di Brescia - 02/09/2010 (pag. 14)
Presentata la proposta di legge della Lega per le specie in deroga, sarà discussa il 7 in commissione agricoltura e il 14 settembre in consiglio regionale (con validità nel giro di una settimana, dopo la pubblicazione sul Burl). «La nostra proposta tiene conto di tutte le indicazioni contenute nella relazione della commissione di esperti istituita dalla Giunta regionale - spiegano i leghisti eletti nel Bresciano Alessandro Marelli, Renzo Bossi e Pierluigi Toscani - si è cercato quindi di non ripetere gli errori che hanno reso attaccabili i precedenti provvedimenti dalle sentenze dell’Unione Europea. La lega non ha mai abbandonato il mondo venatorio, ma ha evitato di portare avanti provvedimenti demagogici che non avrebbero avuto la possibilità di arrivare al traguardo e con i quali avremmo avuto la certezza di sanzioni comunitarie immediate o sentenze di annullamento. Il progetto di legge che precedentemente era giunto in commissione (quello dell’Udc, ndr) non poteva trovare il nostro appoggio poiché era strumentale alla finalità di percepire un consenso immediato senza la possibilità di giungere a una reale soluzione del problema».
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Entra nella fase operativa il maxi progetto che prevede
l’interramento delle linee di alta tensione Verranno scavate trincee per
80 chilometri ed eliminati supporti per 3.700 tonnellate di acciaio
Giornale di Brescia - 27/08/2010 (pag. 20)
Corre sotto i nostri piedi, l'autostrada dell'energia. Fa breccia in
vecchie gallerie dimenticate, nel lungo esofago nascosto che arriva fino
alla pancia e al cuore della Vallecamonica. Dal cielo al sottosuolo -
dal visibile all'invisibile - per non avvertire più la strana sensazione
di vento elettrico sopra le nostre teste.
Per Terna spa, il colosso nazionale dell'energia elettrica, quello che
si completerà entro la fine del 2011 potrebbe essere il «progetto di
razionalizzazione e riduzione dell'impatto ambientale» più consistente
mai concluso in Alta Vallecamonica. Un'opera costruita con un obiettivo
dichiarato e finora rispettato: utilizzare le nuove tecnologie di
trasmissione e distribuzione di energia elettrica nel rispetto
dell'ambiente, del patrimonio archeologico e del territorio montano.
Nel caso della Vallecamonica, via novanta chilometri di linee aeree e
tralicci dell'alta tensione vecchi di mezzo secolo, avanti con ottanta
chilometri di cavi interrati - in semplice o doppia terna - tra Sellero e
il Passo del Tonale. Un'opera che, incassato l'ok di decine di enti
preposti al controllo e alla salvaguardia del patrimonio ambientale e
archeologico della Vallecamonica, in parte è già decollata e promette di
chiudere entro la fine del 2011. Finora, l'impresa industriale di Terna
sembra avere tutti i requisiti per essere definito un buon esempio di
sviluppo sostenibile.
I numeri del maxi progetto
Dieci le linee che verranno demolite, altrettanti gli snodi (definiti
tratte) che andranno a garantire la trasmissione dell'energia elettrica
in Alta Vallecamonica lungo la dorsale Sellero - Cedegolo - San Fiorano -
Forno d'Allione - Sonico - Edolo - Temù - Ponte di Legno - Passo del
Tonale. Un filo d'Arianna srotolato da ottocento bobine del peso di 7,5
tonnellate ciascuna.
I cavi saranno posati lungo una trincea che potrà variare dai 70
centimetri ai 130 centimetri di larghezza ad una profondità massima di
un metro e mezzo. Dallo scavo verranno cavati 87mila metri cubi di
materiale e posate 164mila piastre lungo il tracciato che correrà a
ridosso delle carreggiate.
Lo smantellamento dei tralicci porterà ossigeno e spazio a 500 ettari di
terreni su cui gravava la linea. I tecnici di Terna hanno già stato
stimato anche la quantità del materiale da recupero: 3.700 tonnellate di
acciaio e 4.300 di calcestruzzo.
Il punto della situazione
Lente d'ingrandimento sui cantieri in corso. Sulla linea San
Fiorano-Cedegolo da 132 kV, la nuova terna 609 è a regime dal maggio
scorso e a breve si procederà alla demolizione della linea aerea
esistente.
Il tratto Malonno - Edolo - Sonico (9 km) è in corso di rifacimento e
dovrebbe concludersi entro l'estate 2011. Ai nastri di partenza anche la
linea Sonico-Temù (16 km di semplice terna da 132 kV) e la San
Fiorano-Sellero: a settembre entrerà in servizio la nuova tratta e si
procederà allo smantellamento di quella esistente. Di prossima apertura
il cantiere Temù-Passo del Tonale: 13 km di semplice terna da 132 kV
attualmente ancora in attesa dell'autorizzazione per il tratto di
competenza della Provincia di Trento.
Graffiti lungo il percorso
Tra salite e discese, accelerate e frenate, la corsa dell'energia ha
rischiato di incagliarsi all'altezza del tratto tra Cedegolo e Forno
d'Allione davanti ad un sito di rocce istoriate dislocate in un raggio
di circa un chilometro. In accordo con la Soprintendenza ai beni
archeologici di Milano, Terna ha optato per una intelligente variazione
di rotta: la linea verrà posata in un vecchio canale - in parte a cielo
aperto e in parte in galleria - che fino a sessant'anni fa alimentava la
centrale di Cedegolo e che sfocia proprio nei pressi del torrente
Allione.
Da manufatto abbandonato a strategico by-pass, il condotto che si
sviluppa su una lunghezza di circa quattro chilometri, si è rivelato un
vero asso nella manica che ha accontentato tutti: tecnici dell'energia e
tecnici ambientali. L'autostrada dell'energia sta arrivando, invisibile
e indispensabile. Ora parte un maxi progetto da tempo atteso e
dibattuto in valle.
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ROMA. “Da oggi i soldi dello sfruttamento della nostra acqua torneranno alla nostra gente” Ad annunciarlo è il deputato bresciano della Lega Nord Davide Caparini, Presidente della Commissione parlamentare per le questioni regionali, da tempo in prima linea per garantire i diritti delle genti di montagna. Proprio nei giorni scorsi il Governo aveva risposto all'interrogazione di Caparini che chiedeva che nella manovra economica venisse introdotto il principio di decentramento dei proventi delle miliardarie concessioni sullo sfruttamento dei bacini idrici.
E così è stato, come sostiene l’esponente del Carroccio illustrando le novità inserite nella manovra: “Abbiamo introdotto un aumento del 30% dei trasferimenti a Comuni e Consorzi dei Bacini imbriferi montani per lo sfruttamento dell’acqua per uso idroelettrico e previsto la suddivisione degli utili con le Province. Inoltre, a decorrere dal 1° gennaio 2010, per i Comuni e i Consorzi dei Bacini imbriferi montani, abbiamo aumentato i sovracanoni, ovvero gli indennizzi versati dai concessionari di derivazioni idroelettriche a fronte del consistente sfruttamento delle risorse idriche montane.”
Ecco, nel dettaglio, cosa prevedono le nuove basi di calcolo: i sovracanoni a cui sono soggetti i concessionari di grandi derivazioni d'acqua per produzione di forza motrice superiore a 220 KW, le cui opere di presa siano situate in tutto o in parte nell'ambito del perimetro imbrifero montano, aumentano da 21,08 a 28 euro per kW. Per quanto riguarda i sovracanoni a favore dei comuni rivieraschi e delle rispettive province, invece, si è passati da 5,27 a 7 euro per kW nominale concesso. “Incrementi significativi - sottolinea Caparini - basti pensare che per la sola Vallecamonica questi aumenti significano 1,5 milioni di euro in più all'anno”.
Ma non solo, la manovra contiene un altro provvedimento importante per i territori che vedono sfruttate le proprie risorse idriche: “Grazie al nostro emendamento – afferma Caparini - i Comuni interessati non saranno costretti a restituire ai concessionari gli indennizzi supplementari previsti per quei comuni a cui erano stati erogati i canoni che una sentenza della corte costituzionale ne aveva imposto la restituzione". Le cifre in questione, del resto, come evidenzia il deputato della Lega Nord, non sono da poco: “Il Comune di Saviore, ad esempio – riferisce Caparini -, sarebbe stato costretto a restituire una montagna di denaro, 181.769,39 euro. Risolvendo il problema dei rimborsi abbiamo quindi scongiurato il pericolo che i comuni, in difficoltà per riuscire a reperire questi soldi, si vedessero costretti ad aumentare le tasse o a diminuire i servizi.”
La manovra, infine, prevede un’altra novità: “Abbiamo dato la possibilità ai Comuni di farsi pagare in conto energia – sostiene il deputato bresciano -, cioè con l’equivalente del valore in energia elettrica. Questo porterà un beneficio diretto in termini di diminuzione del costo dell’energia elettrica per l’utilizzo pubblico e per le politiche di incentivazione a privati e imprese.”
Misure più che giustificate, se si pensa all’ingente valore dell'energia che deriva dall'idroelettrico: “La cifra complessiva – sottolinea il consigliere regionale della Lega Nord e vicepresidente dell’Uncem (Unione Nazionale Comuni, Comunità e Enti Montani), Ugo Parolo – va oltre i 4 miliardi di euro all’anno; una somma notevole, dalla quale gli enti locali erano del tutto esclusi. Ora, invece, le cose cambiano: viene finalmente sancito il principio caro alla Lega Nord, che vede la montagna come una risorsa e non come un’area da assistere. Abbiamo aperto la strada a una nuova era, che vedrà finalmente la gente di montagna riappropriarsi delle proprie risorse. Una svolta decisiva – conclude Parolo -, che si inserisce nel quadro di attuazione del federalismo fiscale, in particolare quello demaniale, in cui le Regioni sono diventate proprietarie del demanio idrico.”
Nella manovra oltre all’aumento di 7 euro sui canoni BIM e l’aumento (ora 7 euro) per i Comuni rivieraschi, è stato finalmente risolto il problema dei “Canoni aggiuntivi” che erano previsti per quei Comuni rivieraschi ove erano collocate centrali che “hanno messo in atto congrui interventi di ammodernamento non di natura ordinaria a partire dal 1/1/1990 e che hanno per tale motivo usufruito della proroga di 10 anni”. Per tali Comuni erano stati previsti dei canoni aggiuntivi per gli anni 2006-2007-2008-2009. A tali Comuni erano stati erogati i canoni relativamente agli anni 2006 e 2007 ma, in seguito ad una sentenza che li aveva giudicati incostituzionali i concessionari avevano provveduti a richiederli in restituzione creando non poche preoccupazione ai Comuni interessati. Tali canoni erano conteggiati con la seguente formula: € 3.600 x Megawat di potenza nominale installata. Di questo valore così determinato 1/6 veniva versato ai Comuni e i 5/6 allo Stato. Il BIM quindi non dispone dei dati in quanto sono somme che sono state versate direttamente ai Comuni. Per avere comunque un idea dei valori mi sono informato presso il Comune di Saviore: la somma da loro incassata è di € 181.769,39 relativa ai due anni 2006 e 2007. Nei due anni successivi non sono più stati riscossi in seguito alla sentenza. Pertanto la manovra estiva va a sanare le richieste di rimborso ma ovviamente non permette la riscossione dei canoni aggiuntivi per il 2008 e 2009. Questo emendamento risolve comunque il grosso problema dei rimborsi che avrebbero creato grosse difficoltà ai Comuni interessati.
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Come è noto, le montagne sono ambienti molto fragili, soggetti a
condizioni climatiche sfavorevoli e a disastri naturali, caratterizzati
da suoli poveri e superficiali, la cui erosione è favorita dalle
pendenze. L’isolamento una caratteristica di queste aree: la loro
morfologia riduce l’accessibilità e rende difficile lo scambio con le
pianure. Inoltre, la produzione agricola è spesso marginale e richiede
manodopera intensiva, e gli insediamenti produttivi sono penalizzati
dalle difficoltà di collegamento. Le difficoltà di accesso, tuttavia,
hanno contribuito mantenere integro l’enorme patrimonio identitario,
linguistico e culturale, nonché le aree di biodiversità con un alto
grado di endemismo.
Nonostante le difficoltà, noi montanari – sono nato e risiedo a Vezza
d’Oglio, nella Val Camonica – viviamo la montagna come una opportunità
di crescita, a partire dalle nostre comunità e territori. In questo
senso, la
montagna è una risorsa che deve essere adeguatamente valorizzata: la
legislazione può e deve dare alle genti
di montagna gli strumenti per progredire ed evolvere nel rispetto delle
tradizioni e del territorio che ci ospita.
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“Per quanto concerne le richieste degli interroganti in materia di attività artigianali e di incentivi, si precisa che le materie esulano dalla prevalente competenza di questa Amministrazione”. Questa la lapidaria risposta all’interrogazione del 15 febbraio 2007 dell’On. Davide Caparini che chiedeva quali misure il Governo intendeva intraprendere per “sostenere i piccoli esercizi commerciali, le attività artigianali e imprenditoriali svolte nei piccoli Comuni montani colpiti nell'ultimo decennio da fenomeni di grave spopolamento”.
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Pronta la bozza del progetto di legge quadro per la montagna. Partecipa anche tu alla sua elaborazione, cliccando qui potrai accedere al testo frutto dell'elaborazione del Ministero per gli affari regionali (gestione La Loggia), le mie precedenti proposte, emendamenti e ordini del giorno oltre che alcune parti che ho ritenuto interessanti estratte dai progetti di legge depositati in parlamento nella XIII, XIV e XV legislatura. Nell'articolato una parte importante è dedicata ai nuovi meccanismi per il reclutamento nelle truppe alpine estratta dalla proposta di legge che potrai leggere cliccando qui. Potrai inviare le tue gradite osservazioni all'indirizzo
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La cronistoria, i riferimenti normativi e i 10 punti di azione per continuare ad essere padroni del nostro bene più prezioso. L'acqua non può essere messa sul mercato.
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