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Caparini: «Concessioni... federaliste» |
Interrogazione al Governo del parlamentare leghista affinché nella manovra sia confermato il principio di attribuzione decentrata dei proventi dei bacini idrici.
L'assessore regionale Monica Rizzi: questione prioritaria
È il principio del federalismo delle concessioni quello che si delinea nel quadro della manovra finanziaria in fase di approvazione. Lo scenario - da non confondere con il federalismo demaniale - riguarda i bacini idroelettrici che, indubbiamente, nella nostra Regione costituiscono una ricchezza, una rete infrastrutturale strategica, ma anche un problema di manutenzione del territorio.
Un principio che fa regola
A chiedere che il principio diventi regola è il parlamentare leghista bresciano Davide Caparini. Lo fa attraverso un'interrogazione presentata ai ministri dello Sviluppo economico, dell'Ambiente e dell'Interno «per ribadire - dice lo stesso Caparini - quanto sia essenziale oggi affrontare e risolvere la questione. Abbiamo visto proprio in questi giorni quanta risonanza abbia avuto il "diga day" e quanto possa essere importante il flusso finanziario determinato dalle concessioni sullo sfruttamento dei bacini idrici».
L'obiettivo dichiarato dallo stesso parlamentare leghista è quello «di attuare un principio costituzionale e di aprire contestualmente una trattativa con le Province per fare in modo che vi sia un beneficio economico diffuso e ripartito».
«Ricordo che la produzione idroelettrica lombarda ha un valore di circa 1 miliardo di euro annui, di questi una buona percentuale, indicativamente del 20 per cento, è attribuibile alle turbine alimentate dai bacini bresciani». È ovvio come in questo contesto - con le concessioni in scadenza - si apra una trattativa importante con il Governo. E Giulio Tremonti, il «mastino» dei conti italiani, sarebbe favorevole a dare il via a questa «rivoluzione» in chiave localistica. «Sì, il ministro del Tesoro è del tutto favorevole», sottolinea Caparini.
Il testo inviato ai ministri
Sono molti gli aspetti toccati dal parlamentare, parte integrante della richiesta del «federalismo delle concessioni».
«Lo sfruttamento massiccio delle risorse idriche nella nostra area è da far risalire al primo dopoguerra quando il basso costo della manodopera e le garanzie di alto profitto favorirono l'investimento di aziende e società private in questo settore. Oggi come allora, ci troviamo di fronte ad un complesso sistema di produzione e distribuzione che è stato solo parzialmente omogeneizzato dalla nazionalizzazione del settore elettrico e che mantiene grosse contraddizioni nell'utilizzo del territorio, nella sicurezza, nei vincoli ambientali, nella vivibilità e nello sfruttamento intensivo delle risorse. Le centrali idroelettriche non inquinano l'ambiente con rilasci nocivi, non producono alcun tipo di scorie e non sono causa di inquinamento termico, ma è fondamentale osservare come l'utilizzo di tale risorsa energetica rinnovabile diventi nociva se sfruttata indiscriminatamente senza prestare la necessaria attenzione al contesto antropologico e nel rispetto dell'ambiente».
Oltre a questi punti di elevata problematicità territoriale, Caparini tocca anche l'aspetto di una progettata integrazione fra idroelettrico e nucleare che creò - visto come sono poi andate le cose - un sistema non certo ottimale, oggi modificabile attraverso una gestione che - come sottolinea lo stesso scrivente - tenga in grande considerazione il territorio.
Risposta concreta
«Il tema delle risorse idriche è oggi più che mai prioritario ed urgente, in particolare in vista del rinnovo delle concessioni idroelettriche, in scadenza a fine anno. Il territorio, nella fattispecie quello montano, necessita di una risposta chiara e concreta all'istanza sacrosanta e legittima di poter trattenere in casa propria la ricchezza prodotta dallo sfruttamento delle proprie risorse. Questa risposta è il federalismo».
Con queste parole l'assessore regionale Monica Rizzi ribadisce l'impegno della Lega Nord in materia. «Un impegno - sottolinea - che il movimento sta portando avanti a tutti i livelli di governo. Per quanto concerne Regione Lombardia, nel mio ruolo di unico referente bresciano della Giunta, mi faccio garante, per il nostro territorio, dell'applicazione di quanto previsto nella mozione della Lega approvata in Consiglio regionale».
Claudio Venturelli
I bacini idroelettrici non ripagano Brescia
La provincia ne ha 33 e l'on. Caparini chiede che le concessioni siano affidate alla Regione
Dalla Valle di Scalve alla Valle Camonica e Sebino. Nei 33 bacini idroelettrici bresciani sono raccolti 110 milioni di metri cubi di acqua per una potenza di 1.693.690 kW che, a fianco dell'indubbio valore economico, sono concausa del dissesto idrogeologico che sta assumendo aspetti allarmanti.
Di contro, i bacini idroelettrici non rendono nulla agli enti locali, perché le concessioni vengono pagate allo Stato. Per questo motivo è vitale - sostiene il parlamentare leghista Davide Caparini che ha presentato un'interrogazione al Governo - che le concessioni vengano versate alle Regioni (ovviamente il testo è riferito a tutto il territorio nazionale), alle quali - in base al principio di sussidiarietà - spetti il compito di ridistribuire risorse agli enti locali. Nel testo c'è il quadro riassuntivo del potenziale produttivo ed economico dei bacini idrici bresciani che, secondo una stima accreditata, producono energia per un controvalore di 200 milioni di euro annui.
Produzione idroelettrica bresciana per 200 milioni di euro
Nel testo dell'interrogazione presentata da Davide Caparini c'è il quadro riassuntivo del potenziale produttivo ed economico dei bacini idrici bresciani che, secondo una stima accreditata, producono energia per un controvalore di 200 milioni di euro annui.
Dalla Valle di Scalve, Valle Camonica e Sebino , in 33 bacini idroelettrici sono raccolti 110 milioni di metri cubi di acqua per una potenza di 1.693.690 kW che, a fianco dell'indubbio valore economico, sono concausa del dissesto idrogeologico che sta assumendo aspetti allarmanti come segnalato dalle interrogazioni del parlamentare bresciano.
La produzione idroelettrica nell'area bresciana è ripartita tra Enel e aziende autoproduttrici (Edison e Veneta esercizi elettrici srl Darfo). Gli impianti gestiti da Enel sono: a Cedegolo (anno di costruzione 1910, invasi 44.000 metri cubi, potenza 16.000 kW); Niardo-Breno (anno 1911); Pisogne-Gratacasolo (anno 1952, 10mila mc, 4.000 kW); Cappellino Valsaviore (1921, fluente, 8.600 kW); Lanico-Malegno (anno 1950, 14.000 mc, 6.000 kW); Lanico-Malegno sul Colle Oca (anno 1920, 14mila mc, 2.500 kW); Forno Allione (anno 1922, 6mila mc, 8.520 kW); Paisco (anno 1924, 8.000 mc, 8.300 kW); Mazzunno Angolo (anno 1926, fluente, 3mila kW); Salarno Valsaviore (anno 1937, 33milioni di metri cubi, 4.500 kW); Lozio (anno 1953, fluente, 1.100 kW); Povo (58mila mc, 4.000 kW); Valbona (1942, 25mila mc, 3mila kW); Ceto (anno 1954, 22mila mc, 7.000 kW); Braone (anno 1947, fluente, 1.000 kW); Pantano d'Avio (anno 1951, 14.860.000 mc, 13.000 kW); S. Fiorano-Sellero (anno 1973, 37 milioni mc, 568mila kW); Sellero (anno 1973, 600mila mc, 4.000 kW); Edolo (anno 1980, 24.600 mc, 1.000.000 kW).
Gli impianti Edison invece sono: Sonico-Edolo (realizzata nell'anno 1928, 47mila kW); Cedegolo (anno 1951, 73.000 kW); Cividate (anno di realizzazione 1942, 53.000 kW); per una potenza totale di 173.200 kW.
Esistono inoltre numerosi impianti di produzione di proprietà dei Comuni e di aziende private che ovviamente non possono essere esclusi da questa partita fondamentale per realizzare quello che abbiamo definito come il federalismo delle concessioni, fatto assolutamente significativo.
Giornale di Brescia 1 luglio 2010
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Federalismo/ Caparini: Lo attueremo entro un anno |
Il presidente della bicameralina: è diavolo per chi difende sprechi"Entro un anno attueremo il federalismo fiscale, che è il diavolo per chi spreca e acqua santa per chi vuole razionalizzare e rendere efficienti i servizi per i cittadini." Ad affermarlo è il leghista Davide Caparini, Presidente della Commissione parlamentare per le questioni regionali, in occasione della Tavola rotonda sul federalismo fiscale che si è svolta oggi presso la Sala stampa della Camera dei Deputati e che ha visto anche la partecipazione delMinistro Calderoli. "Il federalismo - prosegue Caparini - è l'input alle decisioni, è la grande occasione per fare chiarezza, per fare in modo che il cittadino possa controllare l'operato di coloro che lo governano. E' lo strumento che permette di conoscereper deliberare." All'incontro odierno - che prende spunto dal testo monografico "Federalismo fiscale: principi e attuazione" elaborato da Gianfranco Bronzetti, Professore di Diritto Amministrativo presso l'Università degli Studi di Trento, da MarioMosconi, Giudice del Tar della Lombardia, e da Federico Palmieri, membro della Commissione parlamentare per le Questioni Regionali - ha partecipato anche Luca Antonini, Presidente della Commissione paritetica per l'attuazione del Federalismo Fiscale. "Il sistema attuale - ha detto Antonini - costa, è poco trasparente e non genera effetti virtuosi. Il federalismo, invece, non costa ed è unimportante strumento di razionalizzazione della spesa pubblica e di modernizzazione del Paese. L'individuazione di costi e fabbisogni standard è un problema enorme, ma per arrivare ad una soluzione ci sono alcune idee molto innovative. Uno dei principali traguardi rimane la possibilità di consultare su internet tutti i bilanci degli enti, che devono essere chiari e comprensibili a tutti." Concordi anche gli altri due relatori della Tavola rotonda, MarioMosconi e Gianfranco Bronzetti: "Le leggi - ha affermato Mosconi- si misurano sull'applicabilità e la concretezza. Il federalismo fa fare un salto di qualità a tutti i cittadini. Il passo successivo, a questo punto, sarà la razionalizzazione della spesa che dovrà essere efficace ed efficiente per raggiungere l'obiettivo di avere servizi di qualità senza differenziazioni al nord e al sud". Bronzetti, inoltre, ha aggiunto: "I costi standard non penalizzano nessuno, il problema è affrontare la questione anche nell'ottica globale che si chiama patto di stabilità. A questo punto il federalismo dovrebbe prendere in mano tutta la questione impositiva degli enti locali e valutare la capacità contributiva delle singole realtà". fonte: Virgilio Notizie |
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Sanità. Rinviato l’esame del testo sulle attività cliniche, la Lega è contraria |
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Maggioranza divisa sul testo unificato sulle attività cliniche. Ilprovvedimento, atteso in Aula a Montecitorio per la prossima settimana,rischia di slittare almeno di 15 giorni per via del parere contrario ricevuto dalla Ragioneria generale dello Stato e dalla Commissione per le Questioni Regionali della Camera. Secondo l’organismo parlamentare presieduto dal leghista Davide Caparini, infatti, il testo risulterebbe troppo invasivo delle competenze affidate alle regioni in materia di sanità. In sostanza, la commissione per le Questioni regionali, ritiene che il provvedimento sia, tra l’altro, “in contrasto con il titolo V della Costituzione in quanto enuncia talune prescrizioni in ordini a compiti di programmazione, indirizzo e regolamentazione ascrivibili a competenze regionali”. E il riferimento è a norme come quelle che fissano requisiti e compenso dei direttori generali delle Asl, delle aziende ospedaliere e degli Irccs. La Ragioneria generale dello Stato, invece, dice no al provvedimento perché molte delle norme contenute comportano nuovi e maggiori oneri a carico dello Stato. Nel parere formulato dalla Ragioneria dello Stato sicontestano anche le norme che aumentano sensibilmente gli stipendi dei direttori generali, amministrativi e sanitari. Nel mirino della Ragioneria finisce anche la misura che punta a istituire, in ogni singola regione, una Commissione ‘ad hoc’ per valutare i curricula e i requisiti degli aspiranti direttori generali. In questo modo, infatti, si osserva, si determinerebbe “l’insorgere di maggiori oneri a carico della finanza non quantificati e non coperti”. Tra le norme criticate c’é anche quella che porterebbe a 70 anni l’età massima per il collocamento a riposo dei dirigenti medici e sanitari. Se venisse approvata definitivamente, si osserva, potrebbero esserci “effetti emulativi da parte di altro personale”. Ma non ottiene il consenso della Ragioneria anche la misura che crea una disparità tra iprofessori universitari. Quelli che si occupano di Ricerca e che hanno avviato un progetto, infatti, potrebbero continuare a lavorare anche dopo l’età della pensione. Gli altri no. Discorso a parte merita l’attività ‘intramoenia’. Qui la Ragioneria esprime parere favorevole, ma ad alcune condizioni come, ad esempio, quella che la tariffa libero-professionale sia determinata in modo tale di coprire tutti i costi dell’ attività o quella che le indennità di esclusività non superino le risorse destinate alla contrattazione collettiva. Alla luce di tutte le osservazioni contenute nelle 5 pagine di parere, la Ragioneria Generale dello Stato “esprime parere contrario all’ulteriore corso del provvedimento”. www.blitzquotidiano.it |
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Personale scolastico alle regioni. La proposta della Lega |
Personale scolastico alle regioni. La propostadella Lega Fine del docente statale? La proposta di legge alla Camera.
Annunciata da tempo e attesa alla pubblicazione, è finalmente accessibile sul sito della Camera la proposta di legge n. 3357, presentata dai deputati dellaLega (primi firmatari Goisis, Caparini, Cota), recante "Disposizioniper il reclutamento, l'organizzazione, la valutazione e l'inquadramentonei ruoli regionali del personale docente, dirigente e amministrativo, tecnico ed ausiliario". C'è da dire che non si tratta di una leggina, ma di una norma organica, quasi una legge quadro, che intende dare attuazione al federalismo completo per quanto riguarda la scuola. La proposta di legge fissa gli ambiti dicompetenza dello Stato e delle Regioni, precisando nella relazione di accompagnamento che la devoluzione prevista da questa nuova legge viene impostata su due princìpi fondamentali: a) il mantenimento incapo allo Stato della definizione del quadro normativo generale di tutta l'istruzione, compresa quella professionale; b) il trasferimento alle regioni dell'amministrazione di tutta l'istruzione, senza distinzioni. Per maggiore precisione, la stessa relazione chiarisce la portata dei due ambiti, affermando che la proposta di legge è caratterizzata dai seguenti aspetti: - il superamento dell'equazione scuola uguale Stato. La scuola è un servizio su cui lo Stato mantiene responsabilità decisive, importantissime, ma le «norme generali sull'istruzione», i «livelli essenziali» e «i princìpi fondamentali» non rappresentano il servizio dell'istruzione. Le norme sono prescrizioni di carattere generale, sono un «prevedere». Il servizio è un fare in concreto, un «provvedere»: servizio vuol dire organizzare, erogare prestazioni, rilevare e soddisfare bisogni; - il superamento dell'equazione docente uguale personale statale. Si tratta di una questione strettamente legata alla decentralizzazione del sistema scolastico se si pensa che quasi tutto il bilancio dell'istruzione è assorbito da questa voce. Il fatto che il personale insegnante sia trasferito alle dipendenze delle singole regioni e che alle medesime regioni spetti la definizione degli organici costituisce un eccellente elemento d'impatto nell'organizzazione del servizio che incide direttamente anche nelle scelte di programmazione dell'offerta. Si tratta ora di vedere come si comporterà il PDL, a cominciare dalla presidente della Commissione istruzione della Camera, on. Valentina Aprea che aveva messo in cantierea suo tempo una proposta di stato giuridico dei docenti stoppato proprio dall'on. Goisis, prima firmataria della proposta di legge leghista.
| tuttoscuola.com | venerdì 7 maggio 2010 | |
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L’ultima partita padana: derby con «Roma ladrona» per la Domenica sportiva |
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Tutte le vie portano a Roma, specie quelle della Rai. Il trasloco pare
imminente e pressoché sicuro: la Domenica sportiva, storica produzione
della Rai milanese, passerà l’estate baciata dal ponentino che accarezza
il Tevere e er Cuppolone, tanto per rimarcare che la Tv di Stato è cosa
di Roma e le sedi decentrate sono, appunto, decentrate.
Colpa degli eventoni sportivi che si sommeranno tra giugno e luglio, coi
Mondiali di calcio, il Giro d’Italia e la Formula Uno, non certo
imprevedibili ancorché in calendario da qualche annetto, ma comunque
troppa roba, devono pensare a Viale Mazzini, per lasciarla alla smilza
redazione di Corso Sempione. Saputo del prossimo «scippo», la Lega nord -
che ha le antenne lunghe nella Rai di Milano-, ha lanciato l’allarme,
con l’eurodeputato milanese Matteo Salvini. Il dubbio del Carroccio è
che Milano venga penalizzata, paradossalmente, per via di un suo punto
di forza: la capacità di produrre con un numero ristretto di risorse.
Perché proprio l’esiguità dell’organico di Corso Sempione sarebbe il
motivo del trasloco del programma da Milano a Roma. «Troppi pochi
giornalisti nella sede di Milano? Facile averne tanti se la Rai di Roma
non è un’azienda televisiva che vive nel mercato ma un “assumificio”»
contesta Salvini. Va detto che lo «scippo» del celebre programma
(prodotto a Milano da una cinquantina d’anni) sarebbe solo temporaneo,
legato alla contingenza di un’estate densa di appuntamenti di sport,
dopo la quale la Domenica sportiva tornerebbe in Lombardia. Ma il tema
rimane. Perché, si chiede la Lega, non rafforzare la sede milanese (come
pure quella di Torino o Bologna o Napoli) in modo strutturale, invece
di lasciarla sguarnita e sottrarle, aggiungendo al danno la beffa, le
produzioni importanti nei momenti di massima visibilità? Anche perchè di
idee alternative al «sacco» romano ce ne sarebbero. Davide Caparini,
deputato della Lega e segretario della Vigilanza Rai, ne ha qualcuna.
«Si potrebbero usare le forze della TgR lombarda, ricordo che a Torino
chi segue la Juventus è un giornalista proprio della TgR Piemonte.
Oppure pensare ad una forma di outsourcing con le tv locali lombarde.
Altrimenti ogni occasione è buona per mortificare Milano, che tra
l’altro ha una specifica competenza sullo sport, come dimostra il
prossimo lancio, proprio qui, di nuovi canali sportivi Rai sul digitale
terrestre. Del resto non sarò un caso se Mediaset e Sky hanno le
redazioni sportive a Milano e non a Roma, no?».
La battaglia del Carroccio peraltro non è isolata, e non sorprende
nemmeno più, in questa nuova veste «operaista» della Lega, che si
registri una sintonia perfetta con la sensibilità dei sindacati Rai di
Milano. «É vero, siamo molto sacrificati rispetto alla sede centrale di
Roma, facciamo il doppio del lavoro e le promesse di avere nuove forze
sono rimaste sempre soltanto promesse» dice Andrea Corbella, della Rsu
di Corso Sempione. Dunque una domanda: sono i sindacati «rossi» ad
essere diventati filo-leghisti o è la Lega che ormai ha rubato la scena
ai defunti partiti dei lavoratori?
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Turismo: 21 mln per la Valcamonica |
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(d.s.) Rilanciare il turismo in Vallecamonica, in provincia di Brescia,
puntando sulla valorizzazione di quelli che, almeno fino a qualche anno
fa, erano dei veri e propri punti di forza. E’ questo il senso
dell’accordo di programma, presentato lunedì pomeriggio a Palazzo
Broletto, finalizzato a un piano strategico che punta a una rinascita
dalle fonti termali.
"E’ un accordo che conferma la volontà
pubblica, a tutti i livelli
politici, e privata, di incentivare il turismo in un’area dalle enormi
potenzialità in grado di offrire differenti tipologie di attività: dallo
sport estivo e invernale alla cultura, rappresentata, in particolare,
dai numerosi siti archeologiche, dal turismo legato agli affari
all’intrattenimento in generale", ha spiegato il presidente della
Provincia Daniele Molgora, sottolineando le peculiarità del territorio e
la validità di un’iniziativa che vede protagonisti Regione Lombardia,
Broletto e i comuni di Angolo Terme, Darfo Boario Terme e Borno.
Gli interventi da realizzare, ai quali, nei piani dei firmatari
dell’accordo, dovranno seguirne altri in futuro, riguarderanno in
particolare il parco Termale di Boario, l’ex Grand Hotel e la viabilità
della cittadina di Darfo.
Gli investimenti, calcolati intorno ai 21 milioni di euro vedono, in
prima fila, l'impegno della società Terme Boario Spa, con 11 milioni.
Gli altri finanziamenti sono arrivati dalla Regione Lombardia (3,5
milioni), dalla Provincia di Brescia, e dal comune di Darfo.
"Questo accordo rappresenta un ottimo
esempio di sussidiarietà e di
percorso condiviso", ha dichiarato l’assessore alla Sicurezza
Mario
Maisetti, "che è stato intrapreso
grazie a una forte volontà politica e
alla collaborazione di privati seri" ha concluso Maisetti, che
come ex
sindaco di Angolo, è stato protagonista nell’ideazione del progetto.
All’interno dell’accordo il Darfo si impegna ad acquisire parte della
proprietà del Parco Termale di Boario, porzione ceduta dalla Terme
Boario Spa, società che si è accollata la riqualificazione e la messa in
esercizio dell’ex Grand Hotel Terme, storico albergo, ospitato in un
edificio del 1906, per il quale è prevista la consegna dei lavori a fine
2012 e l’entrata in funzione a dicembre dell’anno successivo.
"L’idea di fare sistema e offrire un
pacchetto strutturato in grado di
valorizzare questo territorio", ha detto Davide Caparini,
deputato della
Lega Nord presente alla stipula dell'accordo, "è la strada giusta per
ottimizzare l’offerta e dare una maggiore visibilità al comparto
turistico bresciano".
QuiBrescia lunedì 15 marzo 2010
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